“Quann a aùst nun stai vestùt, viern ‘nguoll t’è venùt”

Foto: Itiner s.n.c. da ProntoIschia

Foto: Itiner s.n.c. da ProntoIschia

Oggi, proprio oggi, regola vorrebbe che l’isola d’Ischia si riempia di turisti, quelli che normalmente ci piacciono meno e non solo per la loro estrazione geografica, ma perché contribuiscono alle due settimane topiche di sovraffollamento e di conseguente, selvaggia antropizzazione dei nostri 46 kmq.

Tuttavia, la situazione è chiara a tutti: finora c’è stata meno gente, ma tanta in meno! Se ne sono accorti tutti, commercianti in primis. Gli effetti del terremoto dello scorso anno, ma anche il clima di maggior serenità che è tornato ad ammantare molte delle località turistiche potenziali concorrenti, stanno tornando a ridistribuire le presenze degli amanti del mare lungo le coste europee e tra il nord Africa e il Medio Oriente.

Un vecchio detto ischitano recita così: “Quann a aùst nun stai vestùt, viern ‘nguoll t’è venùt“. La traduzione letterale di questo aforisma molto difficile da scrivere in dialetto invita ad essere previdenti nell’abbigliamento, perché da agosto all’inverno il passo è breve, ma il suo significato “commerciale” è un altro, per giunta facilmente applicabile a questo post: Ischia cercherà di accumulare un po’ di fieno in cascina in questi venti giorni che, solitamente, portano ottimi incassi a fronte di tanta fatica e di scarsa vivibilità, per affrontare al meglio gli effetti della bassa stagione. Ma un attimo dopo, se non da subito, vanno studiate e ridisegnate le strategie in modo unitario (quelle che mancano da sempre, insieme all’unità d’intenti)! Un vero e proprio atto dovuto per affrontare adeguatamente i nuovi, implacabili orientamenti del mercato turistico. Prima che sia troppo tardi, come sempre.

Buon ferragosto a tutti!

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