7 ottobre: altro che nuova resistenza!

Due anni fa il mondo assisteva alla strage compiuta da Hamas in Israele.

Oggi qualcuno prova a riscrivere e derubricare quella pagina di orrore come una nuova “resistenza”. Ma la storia non si riscrive e anche stavolta, per fortuna, non si ripeterà!

Onore alle vittime del 7 ottobre.
Onore alle vittime innocenti degli attacchi israeliani a Gaza.
Onore agli ostaggi di Hamas, ancora prigionieri dopo due anni.
Onore alle vittime delle oltre cinquanta guerre in corso nel mondo e ignorate da sempre perché fuori dal giro degli interessi che contano.
Onore a chi, quotidianamente e da lungo tempo, subisce ogni forma di persecuzione e razzismo.

Onore a chi, nonostante tutto, invoca la pace con voce sincera e rispettando la verità, senza slogan di massa, rifiutando odio, intolleranza, razzismo e violenza.

Che la memoria resti indelebile! E che la pace sia più forte della vendetta e della stupidità umana.
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Contenti della Festa di Sant’Anna 2025?

Ho atteso tre giorni prima di commentare la Festa di Sant’Anna 2025, innanzitutto nel tentativo di metabolizzare l’auto-violenza nel seguirla in diretta tivù (essendo costretto a casa dalla mia convalescenza e non avendo granché da fare a quell’ora), ma anche per capire se e come la gente d’Ischia, già abbondantemente provata dalla disamministrazione corrente nel nostro Comune, interpretasse l’ennesima versione rabberciata e sottodimensionata dell’evento storicamente più importante ed atteso dell’intera stagione turistica isolana.

Partirò proprio dai commenti, da quelli della gente comune sui social finendo con i pareri dei miei più stretti congiunti: la serata di Sant’Anna è sempre più “l’incendio del Castello e i fuochi”! Bando alla vera tradizione, alla cultura locale, alle barche in sfilata, alla loro qualità, ai tempi d’attesa, alla conduzione, all’adeguatezza o meno dei giurati, alla coesione tra i Comuni e le località vicine e chi più ne ha più ne metta. Qualsiasi cosa accada prima di mezzanotte e dintorni conta poco, al pari dei ricordi di quello che un tempo succedeva a partire da almeno un mese prima del 26 luglio sotto il Castello tra i vari costruttori (rivali ma anche amici di sempre) e che è ben limpido nella memoria dei veri protagonisti viventi (e magari ignorati) della storia della Festa.

Agli organizzatori è bastato investire “quaccosa ‘e sorde” su uno spettacolo piro-musicale di tutto rispetto, richiamando in causa Ugo Lieto e famiglia (a volte ritornano), per mettere una pezza a un sistema fallace e scadente che non regge più, spazzando via quella visione innovativa radical-chic di sinistrorsa apparente tendenza (vivaddio) e assecondando ancora una volta quel che piace alla gente: festa, farina e forca. Puntualmente sono spuntati fuori i soliti noti, quelli sedicenti “noi a Sant’Anna ci siamo e ci saremo sempre” (ma poi perché?). Ma se volessimo essere attenti sul serio, dimostrandoci veri amanti eternamente e disinteressatamente innamorati della Festa, la nostra considerazione non dovrebbe accontentarsi di aver assistito ancora una volta allo “spettacolo”, commuoverci sulle note di Blue Dolphin all’incendio del Castello e ritornare a casa o all’ormeggio dopo i fuochi dandoci appuntamento al prossimo anno, “siddivò”, limitandoci a poche osservazioni sulle barche, giusto per gradire o per scrivere il post del giorno su Facebook.

Così come per tutte le altre problematiche importanti che riguardano la nostra comunità e che Enzo Ferrandino e compagni continuano ad affrontare scriteriatamente e senza alcuna prospettiva di crescita e miglioramento comune, dovremmo imporre con il nostro senso critico e, perché no, un po’ più di orgoglio ischitano a voce alta, che alla Festa di Sant’Anna come al benessere collettivo di quest’isola ormai allo sbando non si debba smettere mai di lavorare. MAI! Piuttosto che accontentarsi passivamente perché “tant’abbast”, si potrebbe e dovrebbe pretendere di più, affinché l’approssimazione imperante a tutti i livelli non riguardi più questa terra fin troppo martoriata dall’inadeguatezza di chi, con la nostra (anzi, Vostra) legittimazione elettorale, continua a svuotare tutto di senso, forma e sostanza.

Potremmo pensare in grande, ma forse non ce lo meritiamo!

(photo: Antonello De Rosa)

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Ischia, quale speranza ancora?

Quest’isola non smetterà mai di stupirmi!

Ieri sera ho ricevuto una telefonata da “numero privato”. Solitamente non rispondo mai a queste chiamate, ma vista l’ora insolita per un call center o uno spammer qualsiasi, ho pensato si trattasse di qualche richiesta di informazioni per il nostro bed and breakfast, che di solito arriva anche sul mio numero personale. Invece…

Mi ritrovo una gentile signora, che dall’altra parte della cornetta (per dirla in modo alquanto nostalgico), mi rivolge parole di enorme stima e considerazione per quel che sono solito scrivere, senza mezzi termini, nei miei vari interventi pubblici sui social e sui giornali. Ciononostante, ella ha continuato a restare anonima sino al termine della telefonata, in cui mi ha rappresentato un’ingiustizia commessa -a suo dire- nell’ambito di un’assunzione a termine in una partecipata del Comune di Ischia che penalizzerebbe tanti giovani come sua figlia che, con una laurea e dei titoli adeguati, si vedono sistematicamente scavalcati dal raccomandato di turno che “entra ‘e sicco e se mette ‘e chiatto“, impedendo a chiunque altro di partecipare e misurarsi.

Con la mia proverbiale chiarezza, rispetto alla sua richiesta di denunciare, indagare o scrivere qualcosa pubblicamente, le ho detto che non mi sembrava giusto raccogliere l’appello di una sconosciuta, perlomeno fin quando non avesse deciso di metterci la faccia (come faccio sempre io), presentarsi di persona ed assumersi, con me, la responsabilità di tale denuncia, magari dopo una chiacchierata al bar. La signora si è riservata di pensarci su e, eventualmente, richiamarmi col suo numero in chiaro.

Non pensate che io condanni la prudenza -per così dire- di un cittadino, prima di esporsi e rischiare qualsiasi genere di frequente ritorsione da parte del “palazzo”. Proprio oggi, su Facebook, ho elogiato l’ex poliziotto Antonio Cerbone, che ha puntato il dito con tanto di foto contro l’amministrazione Ferrandino denunciandone l’incapacità di amministrare finanche un condominio, figuriamoci un paese come Ischia, rispetto al degrado inaccettabile in cui versa la zona di Campagnano e dintorni. Quel che mi dispiace è che le persone come Cerbone sono sempre più rare e difficili da far uscire allo scoperto con il loro malcontento, mentre i vigliacchi e gli omertosi, al pari dei semplici “prudenti” che preferiscono non esporsi, rappresentano la maggioranza assoluta della cosiddetta “gente di Ischia” e scandiscono la punteggiatura della nostra quotidianità in cui, magari, tessono anche le lodi del sindaco e dei consiglieri che hanno votato e contribuito a mandare al potere.

Quale speranza possiamo ancora nutrire per il futuro?

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