Provarci era d’obbligo, ma altrove.

Una scelta “contro”? Assolutamente no. Una scelta “di comodo”? Sfido chiunque a dimostrarlo.

Dopo ventisette anni di coerente appartenenza a Forza Italia, solo la cattiveria gratuita può portare a questo tipo di conclusioni.

E’ dal 2011 che il centrodestra a Ischia è in caduta libera (ricordate il “caularone”?), ma i sintomi risalgono già a quattro anni prima, quando a Peppino Brandi fu negata la ricandidatura a Sindaco per mettere Giovanni Sorrentino contro Giosi Ferrandino e spianare la strada a quest’ultimo verso il suo primo mandato nel Comune capoluogo dell’Isola.

Questa cancrena si è estesa gradualmente a tutta l’isola, creando danni gravissimi e difficilmente riparabili ad uno schieramento che incarnava alla perfezione la natura politica dell’ischitano medio.

Dopo nove anni di volontaria assenza dal panorama politico locale, provare a ricostruire qualcosa e far capire alla gente che Ischia merita di più è un atto dovuto a cui non ci si può più sottrarre, pur senza scapicollarsi più di tanto. E “Fratelli d’Italia” era la sede naturale di questo laboratorio politico che presto sarà annunciato.

Ero e resto un uomo di centrodestra, non ho debiti politici e rimetto i miei crediti inesatti a chi si è ben guardato da saldarli. Funzionerà? Bene. La gente ci ignorerà? Me ne farò una ragione, tanto vivo d’altro.

Buona fortuna, Ischia!

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Anche il Covid a cacchi loro

Stiamo avendo un attacco di Covid peggiore della prima volta. Mi sto prendendo cura di 2-3 pazienti contagiati al giorno in sala operatoria. Abbiamo tutti i nostri letti in ospedale pieni. Le notizie non raccontano la situazione come invece avveniva prima e penso che sia una precisa volontà politica, perché non si vuole far apparire che la gravità sia con Biden uguale al periodo di Trump presidente. In realtà, è nettamente peggiore.

Questo “simpatico” rapportino proviene da un autorevole medico-anestesista di Miami con il quale sono costantemente in contatto.

Paese che vai, usanza che trovi. E a quanto pare, anche negli Stati Uniti d’America, proprio come in Italia, la politica impone alla stampa di trattare le notizie relative al Covid a proprio uso e consumo, veicolandone e manipolandone i contenuti a tutela dei potenti, delle lobbies e del business ricorrente. Questo, ovviamente, guardandosi bene non solo dall’adozione dell’oggettività e correttezza dell’informazione su un tema così grave e importante per i cittadini, ma con quell’immancabile dose di demonizzazione dell’avversario (Trump negli Stati Uniti, Salvini e Meloni in Italia) che dovrebbe garantire il futuro e la stabilità del timoniere del momento.

Il tutto fa il paio anche sul piano locale, dove il direttore del quotidiano “Il Dispari”, Gaetano Di Meglio, ha evidenziato sui social quanto la comunicazione ASL di decessi e contagi qui ad Ischia sia subordinata al volere dell’addetto stampa di turno (che naturalmente rispecchia quello di chi è al di sopra di lui) e, come se non bastasse, diffondendola solo alle testate “amiche”. Senza dimenticare che i relativi vertici si permettono finanche di esprimere preoccupazioni sulla situazione ischitana e non anche su quella procidana, che con le dovute proporzioni non è affatto da meno: leggete un po’ cosa ha scritto il Sindaco dell’Isola di Graziella solo pochi giorni fa.

Tempo c’è, sia lì che qui.

(photo: bloglive.it)

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Ischia, altro che “ripresa formidabile”!

E siamo tornati a oltre trecento contagiati! La torrida estate 2021 dell’isola d’Ischia, che con le sue temperature sahariane e gli immancabili, maledetti e impuniti incendi dolosi, sembra andare avanti indisturbata al solo suon di italiani (in particolare campani), continua a registrare un aumento dei casi, la chiusura semi-spontanea di diversi pubblici esercizi (tra tutti, diversi ristoranti nei vari Comuni e una rivendita di alimenti da forno) e, come se non bastasse, l’aumento fino al tutto esaurito degli “ospiti” al Rizzoli.

Stabili, invece, sembrano i no-vax, che su tutta l’Isola dovrebbero essere ancora circa diecimila nonostante i diversi open day ancora disposti. Erano tantissimi anche quando, il 22 maggio scorso, presi di mira il Presidente campano De Luca, che accompagnato dai sindaci dell’Isola con un Enzo Ferrandino più ossequioso che mai in prima fila, venne a sbandierare la sua insulsa passerella “Ischia Covid Free”, ostentando un dato del tutto fasullo che, a suo tempo, definì “ripresa formidabile“, ignorando quelle inevitabili conseguenze che avevo ampiamente previsto (ma non serviva certo un genio per prevederle) e che, oggi, rischiano di colpirci tra testa e collo, forse irreparabilmente.

Amici, pur riconoscendo che siamo ancora nel novero del “sotto controllo” e che gli alberghi che stanno già incamerando prenotazioni fino a tutto Capodanno potrebbero dormire sonni abbastanza tranquilli, resta il fatto che al momento non servono a nessuno né le guerre ideologiche di Draghi e compagni, eterni “re tentenna” su una politica seria e costruttiva e non esclusivamente deferente all’Unione Europea e alle sue logiche, né le sparate di chi governa la Regione e, men che meno, le preoccupazioni legittime ma mal gestite e manifestate con due pesi e due misure da chi comanda la nostra ASL di riferimento, con tanto di stampa regionale compiacente: svegliamoci, prima che il sonno eterno provocato da tanta incapacità ci avvolga per sempre nelle sue spire letali!

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Basta traffico!

Premesso che il concetto “occhio che non vede, cuore che non duole” non è più accettabile per i problemi atavici che affliggono l’Isola d’Ischia e le tarpano le ali a tutto tondo, è altrettanto vero che ci sono situazioni che talvolta sfuggono visivamente alla nostra quotidianità e, per questo, passano in secondo piano: la depurazione, la gestione dei rifiuti, lo scarsissimo livello dei trasporti locali, sia su gomma che marittimi, giusto per elencarne qualcuno.

Quello che proprio non si riesce a nascondere e non può sfuggire è il traffico, maledettissimo traffico, un cancro che con le sue metastasi ci equipara alle peggiori metropoli e che rende inutile qualsiasi sforzo del nostro centro cittadino di apparire quale oasi di pace e meta ideale per i turisti.

Oggi, per percorrere in motorino il tratto tra l’angolo di Scaglione (per dirla all’ischitana) e Piazza Antica Reggia ho impiegato quasi dieci minuti (per chi legge fuori dall’isola, parliamo di poco più di cento metri di strada), tra due fittissime file di auto e con due pullman dell’EAV quasi incastrati dinanzi all’ingresso del Re Ferdinando. Inutile sottolineare la salubrità dell’aria in quel momento, migliorata ulteriormente dal caldo scoppiato già oggi. E l’estate è appena cominciata, con il primo fine settimana da tutto esaurito in ogni ordine di posti. Stasera, peraltro, non si trovava un tavolo libero in un ristorante neppure a pagarlo a peso d’oro, nonostante la concomitanza con la partita della Nazionale di calcio.

Personalmente (e lo dico sul serio) non ne posso più! E l’inerzia, insieme all’incapacità, degli inquilini di Via Iasolino mi dà fastidio ancor più dei frutti che continua a produrre. E che nessuno dimentichi che sono già troppe le nostre settantamila auto e la nostra atavica pigrizia!

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Uomini e idee per Ischia

(da IL DISPARI del 12/5/2021)

Prima che giugno ci piova addosso e il tanto agognato lavoro scaturente dal ritorno dei turisti provi a lenire le profonde ferite ai nostri portafogli, Ischia non può e non deve dimenticare che tra un anno si vota! E se l’intenzione di almeno metà del paese non è certo quella di sottostare all’assembramento attualmente creatosi nella maggioranza di Enzo Ferrandino, di qui a breve diventa indispensabile dimostrare di avere un’alternativa utile a costruire qualcosa di diverso.

Quel che conta, però, è avere il coraggio di farlo subito, mettendoci la faccia. Non serve più confidarsi con l’amico che ti sollecita, rifugiandosi nel solito “io non posso espormi, ma sono con te”. Non è più questo il modo di tutelare le nostre rendite di posizione (per chi ne ha ancora): la strada è quella di difendere quell’inestimabile ricchezza che è di tutti e che, di giorno in giorno, stiamo dilapidando, perché è l’unico modo affinché ci resti ancora qualcosa da proteggere anche nel nostro privato.

Chi mi conosce sa bene che sono ormai nove anni che sono fuori dalla politica attiva e Vi confesso che non avrei alcun buon motivo per tornare sui miei passi. Tuttavia, in una fase del genere, non posso escludere di mettere a disposizione di un progetto serio quel piccolo bagaglio d’esperienza che ho accumulato in trentaquattro anni da imprenditore e dieci da amministratore pubblico, senza contare tutto il tempo che ho speso per sostenere amici o pseudo-tali nelle loro varie intraprese politiche.

Al punto in cui ci troviamo, non è certo la candidatura personale ciò che conta! Serve offrire il proprio personalissimo contributo, in un ruolo o nell’altro, credere in una visione che non è ancora un miraggio o una missione impossibile, seppure con tutte le difficoltà che oggi questo comporta.

Più che di un centrodestra sic et simpliciter, Ischia necessita di una buona idea. Una di quelle che, come sempre, cammina sulle gambe degli uomini. Quelli giusti, se ci sono ancora.

 

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