Non è la Festa che vogliamo!

L'incantevole scenario della Festa di Sant'Anna (photo: Giorgio Di Iorio)

Quando condannavo l’inutilità della spesa per sfarzose luminarie natalizie, che da Assessore non ho mai sostenuto e che invece sono state il battle horse di Giosi Ferrandino sia a Casamicciola che ad Ischia fino a qualche anno fa, il mio amico Raffaele Mattera amava ripetermi: “Davide, non puoi farci nulla: Natale è cafone!“. Un concetto, questo, a cui mi sono rassegnato, rendendomi conto che il metro “festa, farina, forca” tanto caro a Ferdinando II di Borbone per governare in modo ottimale un popolo è probabilmente (purtroppo, aggiungo) ancora attualissimo dalle nostre parti.

Ieri sera, a Sant’Anna, ha vinto Ischia Ponte, ancora una volta letteralmente invasa da un mare di gente ansioso di assistere all’evento storicamente più importante di tutto l’anno qui sull’Isola. I commercianti hanno fatto affari d’oro (un ristoratore mi ha parlato di aver servito, escluso l’asporto, ben 540 coperti tra pranzo e cena, senza soluzione di continuità). Ha vinto il Borgo che almeno una volta l’anno riesce a vestire i panni da protagonista rispetto allo strapotere imposto a tavolino per l’ex Piazzetta. Ha vinto Salvatore Ronga, al quale rinnovo la mia stima professionale, per essere stato aiutato da un libeccio inclemente sino alle 16.00 a scongiurare il rinvio ed aver in qualche modo improntato un modello che è riuscito a proporre qualche novità in seno alla Festa. Ma in tutto questo, ha perso proprio la Festa. E con essa, la gente!

Così come “Natale è cafone“, la Festa di Sant’Anna non può allontanarsi più di tanto da certi schemi tradizionali. Ben venga un maggior impatto “culturale” nei giorni antecedenti il 26 luglio e, perché no, anche in seno alla sfilata; inaccettabile, invece, a mio avviso, svolgere tre eventi consecutivi (la conferenza sul Regno di Nettuno, quella sugli affreschi e la presentazione del libro) che solo il 25 sera hanno superato gli ottanta partecipanti e che hanno del tutto trascurato le tradizionali aspettative della gente e dei turisti: folklore, allegria, vitalità, anche con un semplice concerto stile chitarra e mandolino, sarebbero risultati come sempre più graditi ai più, creando la consueta atmosfera e -nondimeno- quel passeggio tanto ambito ed atteso per un anno intero tra il Seminario e il Piazzale Aragonese, vicoli compresi.

Dulcis in fundo, ditemi quel che Vi pare, ma credo che la Festa di Sant’Anna senza i fuochi a mare equivalga ad una barca senza timone. Voglio sperare che la loro assenza sia stata legata a motivi squisitamente economici (quelli burocratici li escludo, considerato che a Santa Restituta e a San Vito, meno di due mesi fa, mi risulta siano stati eseguiti regolarmente); ma qualora si fosse trattato di una scelta della direzione artistica, in tutta onestà non vi troverei alcunché di condivisibile.

E credetemi, non è solo vis polemica legata alla mia atavica e giustificatissima lontananza da quest’amministrazione, ma è un dato di fatto che il primo perdente di questo 26 luglio 2014 sia proprio Giosi Ferrandino, insieme ai suoi sodali, per quella incorreggibile “arte di arrangiarsi” che ci propina da anni quanto a cultura e turismo. A nulla serve il pur lodevole “appello alla speranza” dell’Assessore Isidoro Di Meglio lanciato dagli schermi di Capri Event: in barba al messaggio di San Paolo ai Romani (che lui conosce bene), di questo passo ad Ischia chi di speranza vive disperato muore. Altro che non deludere!

Non me ne voglia nessuno, ma in fin dei conti questa non è certo la Festa che vogliamo!

 

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