La strana puzza sotto il naso del PD

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Una frangia decisamente cospicua del PD si sta indignando dell’incontro Renzi-Berlusconi, minacciando di far saltare l’esecutivo delle larghe intese qualora tra i due leader nascesse un accordo sulla legge elettorale.

Matteo Renzi, che con tutta la sua supponenza resta un pragmatico ed è circondato da esperti che lo supportano con obiettivi ben precisi, non si spaventa affatto di questa eventualità. Della serie, se Letta va avanti e si fanno le riforme, nessun problema; qualora il cammino finisse, va ancora meglio, perché… “il candidato sarò io“.

Ho sempre detto che la vera rovina del PD è… il PD. Se da una parte Renzi è fin troppo abile a cavalcare l’esigenza popolare di rinnovamento, in particolare per quanto attiene alle riforme, dall’altra il dem establishment italiano continua ad autoevirarsi con un’ingiustificata puzza sotto il naso nei confronti del leader storico del centrodestra.

Del resto, se tale motivazione fosse fondata, il fatto che sotto la guida di Napolitano il centrosinistra abbia deciso di intraprendere un cammino di governo insieme a Berlusconi, meno di un anno fa, la dice lunga sulla chiara intenzione di Bersani e compagni (all’epoca era lui a decidere) di sfruttare ingratamente il “Giaguaro” per poi farlo fuori attraverso altri metodi ben lungi dalle urne sempre ostili per loro e amiche per il Cavaliere.

Il redde rationem, a quanto pare, è nuovamente vicino.  E noi staremo attentamente a guardare!

(photo: freenewsonline.it)

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E se il tempo castigasse i personalismi?

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Angelino Alfano, parimenti a molti di quelli che lo circondano, non mi è particolarmente simpatico. Matteo Renzi è indiscutibilmente il principe dell’intraprendenza e dell’innovazione (almeno apparente) nella dialettica e nella proposizione politica. Entrambi, a dire il vero, sono accomunati da un gran senso di protagonismo e, se vogliamo, dalla necessità di emergere o -se preferite- galleggiare mantenendo un ruolo nel mare magnum della politica italiana.

La vita insegna che tutte le corde, troppo tirate, prima o poi si spezzano. Ieri sera, ascoltando le ultime notizie inerenti al possibile scisma nel PdL (di cui Alfano e gli altri “governativi” sono indubbi protagonisti) ed ai sondaggi in vista delle elezioni del nuovo segretario del PD, si è delineato davanti a me uno scenario immaginifico in cui il vice-premier siciliano e il sindaco fiorentino, seduti in terra l’uno accanto all’altro, si consolavano a vicenda: il primo, perché alla fine era la linea berlusconiana ad aver prevalso nel congresso nazionale, lasciandolo più isolato che mai sia dagli ex amici di centrodestra, sia dai volponi di centrosinistra con i quali compone l’attuale Governo; il secondo, perché sorprendentemente superato dall’outsider Cuperlo nella corsa alla leadership del PD.

Pensateci per un attimo: se questi due personaggi, il cui ego esasperato riesce a sopraffare ogni forma di moderazione, si ritrovassero povr e ‘ppazz dopo tanto casino, non potrebbe significare che qualcosa forse sta finalmente cambiando? O sarebbe solo l’ennesimo segnale che all’interno dei partiti nessuno ha intenzione concreta di abbattere gli obsoleti, tradizionali schemi di potere?

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Un Paese sempre più alla deriva

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Che sia finita un’epoca e naufragato un progetto, l’ho scritto da tempo e non ho certo bisogno di ripeterlo oggi, unendomi alla lunga coda di giustizialisti, qualunquisti e mediocri a cui non credo di appartenere. Parimenti, è chiaro a tutti che oggi i sistemi politici e giudiziari italiani escono sconfitti alla grande, non fosse altro che per il reciproco servilismo cui sono assoggettati.

Questo vorticoso accanimento giudiziario rischia seriamente di elevare Silvio Berlusconi allo stadio di autentico martire. E sebbene anche questa sia una condizione decisamente esagerata (perché di cazzate ne ha fatte sicuramente tante), il leader del centrodestra avrà ancora una volta, grazie ai tantissimi suoi avversari nei vari palazzi che contano, l’opportunità di dire la sua in un panorama politico che, non riuscendolo a sconfiggere sul piano elettorale, ritiene molto più comodo affidarsi ai suoi vari scivoloni per tentare di eliminarlo dalla scena tramite la Magistratura.

La verità, però, resta una sola: questo Paese è totalmente alla deriva. E per riportarlo sulla giusta rotta, credo che ormai non ci sia bussola o gps che tenga!

 

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